Otech

Si fa presto a dire Italia.
Il Po con i suoi barconi in cemento che pesan tantissimo e li guardi stare a galla con lo stesso stupore di quand’eri bambino. La mancanza di coraggio per affrontare le anguille fritte che quelli là divorano, deviazioni su strade sempre più piccole, che ti si srotola dentro Guccini indugiando un po' in malinconia e blues. Il parcheggio a Ferrara dove i tassisti smadonnano dal caldo e dalla crisi, la Porrettana che sembra una pista dove vedi sempre sti fiori di plastica e ti chiedi che faccia avranno avuto, la stazione più tristemente famosa d’Italia, così torrida che non puoi toccare il ferro, ste stanze a trenta euro con una luce bellissima,
il passo Colla e Marradi e il telefono che non prende.

Un lavoro in cinque persone e due furgoni tra le campagne di una Francia sconosciuta, San Gimignano e i suoi tre milioni di turisti in otto mesi. I cavalli della Toscana e della Camargue e della Toscana ancora, con questi giganti che sembrano immobili sulle loro routone e invece, piano, si muovono all’orizzonte. Innaffiano. Buttan acqua e non a gocce. Predappio sotto una coltre di pioggia artificiale e una piccola traccia inesistente mentre quei matti comprano memorabilia, souvenir e magliette e accendini. Ma libri nessuno. Si fa presto a dire Otech.

Il nostro vantaggio competitivo è fare sia foto che video. Con una sola piccola troupe itinerante

Dai permessi alle grafiche del video, passando per le foto e la loro postproduzione, tutto realizzato in maniera autonoma

→ Abbiamo seguito in un viaggio tra la Francia e l’Italia dei campi assolati e dei gelidi inverni, il movimento a volte meraviglioso, dei loro sistemi di irrigazione.
Due cinemobili. Tre macchine fotografiche. Nove obiettivi. Una Red Epic 8K con tre ottiche cinema. 456 chili di attrezzatura di illuminazione e ferro vario. Cinque persone in tutto a coprire più figure professionali.
Regista, DOP, fotografo, cameraman, operatore alla steady, dronisti, attrezzisti e autisti.